L’abolizione del vincolo è un regalo al regime partitocratico

L’intenzione eversiva di introdurre il vincolo di mandato, palesata dal “contratto”, è il più grande regalo al regime partitocratico che si potesse immaginare. I padri costituenti decisero con l’art 67 della Carta Costituzionale di liberare il legislatore eletto da tale vincolo perché fosse messo nelle condizioni di esercitare le proprie prerogative in totale libertà da condizionamenti esterni, nella consapevolezza che fosse necessario rafforzare il legame post elettorale di accountability tra l’elettore e l’eletto. L’istituto dovrebbe essere rafforzato attraverso strumenti che possano saldare tale legame, piuttosto che affievolirlo, per esempio attraverso l’introduzione di una legge elettorale che alleggerisca il potere che le segreterie esercitano sulla determinazione degli eletti attraverso la composizione delle liste. L’abolizione di tale vincolo renderà il parlamentare succube delle segreterie di partito, le sole a cui i parlamentari dovranno rispondere in quanto piene titolari della determinazione della eventuale futura rielezione del parlamentare. Nella situazione attuale l’assenza di vincolo sarebbe ancora più pericolosa, data la coincidenza per il primo partito della coalizione tra l’interesse privato e quello pubblico.