Atac: Burnin’ and Lootin’

La cattiva gestione del trasporto pubblico locale costituisce a tutti gli effetti un aggravante rispetto alle condizioni già precarie della mobilità romana, messe a dura prova dalle condizioni distastrose del manto stradale e della impossibilità da parte degli organi preposti di effettaure operazioni di monitoraggio e manutenzione adeguate alle esigenze della cittadinanza. Con oltre un miliardo di euro di debiti Atac è l’azienda pubblica più grande d’Italia e perde dai 70 ai 100 milioni l’anno. Opera sul territorio senza alcun reale vincolo di rispetto del contratto di servizio stipulato nei confronti del comune. Se prendiamo in considerazione il periodo 2006 – 2015 l’offerta è diminuita di 13 milioni di vetture per chilometro con i bus elettrici ridotti dell’80% e i tram del 30%. Il livello della produzione su gomma nel 2017 è pari a 84 milioni di km, come nel 2016 ben al di sotto dei 101 milioni previsti dal contratto vigente. La richiesta di liberalizzazione dei servizi di gestione del trasporto pubblico romano è un fatto istituzionale senza precedenti, e nasce dalla domanda provieniente da trentamila cittadini, pari l’1% dei residenti, che in piena estate hanno risposto esasperati alla chiamata dei Radicali Italiani e Radicali Roma al fine di sollecitare un sostanziale ed immediato cambiamento di rotta nella gestione della mobilità capitolina. Il sindaco ha ignorato a lungo l’esito referendario non ottemperando agli obblighi d’informazione in relazione agli spazi d’affissione per poi rendere nota la data dell’appuntamento referendario che si sarebbe tenuto il prossimo Giugno. In spregio alle indicazioni degli elettori la giunta ha tuttavia trovato il tempo e il modo di render nota l’intenzione di prorogare l’affidamento ad Atac fino al 2021. La richiesta di concordato è stata tuttavia sonoramente respinta e i mezzi continuano a circolare senza la garanzia del rispetto dei più basilari standard di sicurezza. Il concordato preventivo è una procedura fallimentare che avrebbe consentito la gestione del contenzioso con i creditori sotto il controllo del tribunale, per assicurare la continuità del servizio. Le gravi riserve contenute nel decreto notificato dal Tribunale ad Atac hanno messo a nudo la retorica di “atac bene comune”, dimostrando come l’obiettivo di risanare l’azienda, tecnicamente fallita, sia del tutto irrealistico. La concessione ad atac è ha rischio revoca data la mancata iscrizione al registro elettronico nazionale in capo al ministero dei trasporti. Per ottenerne il via libera servono le garanzie finanziarie al momento non nella disponibilità dell’azienda. In alternativa atac deve avvalersi di una fideiussione di 10 milioni che nessun istituto bancario è disposto a concedere. L’iscrizione al Registro Elettronico Nazionale sarebbe dovuta avvenire entro il 30 Maggio ma il Ministero ha informato della proroga di 60 giorni per la presentazione della documentazione. Intanto i bus atac continuano a circolare senza la dovuta manutenzione e prendono fuoco. Le normative stabiliscono che la concessione possa essere prorogata in caso di rischio d’interruzione del servizio, oggi atac rappresenta di per sè il rischio d’interruzione del servizio. Questa la situazione sino a pochi giorni fa, quando dopo innumerevoli solleciti il sindaco si è espresso in favore di un rinvio della data per la consultazione, data la coincidenza con gli appuntamenti elettorali nel III e VIII Municipio, con un piccolo particolare: il referendum può essere considerato rinviato solo dal momento in cui viene resa nota la nuova data della consultazione, cosa che ovviamente il sindaco non ha ancora fatto.